Sanzione pesante all'omissione per l'Ici

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Questo articolo è stato pubblicato il 06 febbraio 2009 alle ore 07:34.
L'ultima modifica è del 17 dicembre 2010 alle ore 15:02.

Luigi Lovecchio La mancata indicazione di un immobile in dichiarazione Ici è sanzionata come omessa dichiarazione (sanzione dal 100 al 200% dell'imposta dovuta) e non come infedele dichiarazione (dal 50 al 100%). E il Comune può irrogare la sanzione per omessa denuncia anche per tutte le annualità successive alla prima. Lo precisa la sentenza 932/2009 della Cassazione. La prima questione affrontata riguarda la sanzione per una dichiarazione iniziale incompleta, perché priva della segnalazione di taluni immobili posseduti. Per il Comune, la violazione andava qualificata come «omessa presentazione della dichiarazione» (per la natura di imposta reale dell'Ici), nonostante il modello fosse stato materialmente trasmesso. Secondo il contribuente, invece, si era di fronte a un'infedele dichiarazione. La Cassazione ha scelto la tesi più rigorosa. In primo luogo, per la Corte, l'obbligazione Ici è determinata autonomamente con riferimento a ogni unità immobiliare. In passato, infatti, l'eventuale eccedenza di detrazione per l'abitazione principale non era utilizzabile per ridurre l'imposta per altri immobili. Ne deriva che la dichiarazione non ha la funzione di determinare un coacervo patrimoniale sul quale liquidare l'Ici e questo consente di collegare l'omissione non alla mancanza fisica del documento ma al suo contenuto sostanziale, cioè all'omessa indicazione di una o più unità. In tal senso depone anche la disciplina delle denunce di variazione, da presentare successivamente al modello iniziale se si modifica la situazione immobiliare. Se il contribuente acquista nel tempo un altro immobile e non consegna la denuncia, la sanzione applicabile è certamente quella riferita all'omissione. Risulterebbe quindi irragionevole discriminare le sanzioni a seconda che l'immobile non denunciato sia acquistato nello stesso anno della dichiarazione iniziale o in un anno diverso. Gli argomenti della Cassazione sembrano tuttavia in contrasto con un principio ispiratore della riforma del regime sanzionatorio del 1998. Nelle relazioni illustrative dei decreti delegati si legge, infatti, che tutte le ipotesi prima ricadenti nella fattispecie dell'incompleta dichiarazione devono ritenersi confluite nell'ipotesi della infedeltà. E la mancata indicazione di un cespite, prima del 1998, era considerata alla stregua di un'incompletezza. La seconda questione riguarda la reiterabilità della sanzione negli anni successivi alla prima violazione. La Commissione regionale aveva ritenuto che il Comune potesse irrogare la penalità solo per l'annualità di prima violazione. Negli anni seguenti, invece, l'unica sanzione avrebbe dovuto essere per omesso versamento, perché non c'è obbligo di denuncia se la situazione immobiliare non muta. La Cassazione ha respinto questa tesi. Secondo la Corte, poiché la dichiarazione iniziale ha effetto anche per gli anni successivi, l'omissione è dotata di ultrattività. La violazione del contribuente è quindi da ritenere istantanea, con effetti che permangono sino a quando non giunge una dichiarazione tardiva o un accertamento definitivo. I Comuni possono dunque reiterare la sanzione sugli illeciti dichiarativi (infedeltà e omissione) anche per gli anni successivi a quello della violazione iniziale.

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